✍︎ Piera Costantini ⊻
Abito a Preone da 10 anni, dopo una vita vissuta nella grande metropoli. Le mie radici sono in Trentino, dove sono nata ma purtroppo non ho mai vissuto perché all’epoca la mia famiglia si era già trasferita in città. In Trentino, però, trascorrevo le lunghissime vacanze estive. Erano mesi di giochi in cortile, di lunghe passeggiate sui monti o nei boschi a cercar funghi, di pranzi e gite con gli zii e i cugini. Poi arrivava ottobre e si tornava nel grigio e nella nebbia con un peso sul cuore.
Le scelte della vita mi hanno portata quassù, ripercorrendo a ritroso, sia pure verso un’altra regione, la strada fatta dai genitori.
Vivere in un luogo che non è quello delle tue radici da un lato è difficile perché ti senti perennemente “ospite”, dall’altro è affascinante perché è tutto nuovo, tutto da scoprire, e ti permette di osservare le cose in maniera diversa da chi le ha attorno da sempre e magari non ci fa troppa attenzione, perché le considera un dato di fatto, qualcosa di eterno e immutabile.
E invece tutto cambia, e se non fai attenzione ti ritrovi che quello che davi per scontato non c’è più.
Prendiamo i corsi d’acqua. In questi giorni di piogge abbondanti, in paese si sente il suono dolce e profondo del Tagliamento e il rombo impetuoso del Seazza. Un paesaggio sonoro inconsueto e affascinante, pieno di vita, eccezionale nel senso letterario del termine, perché la norma è il silenzio mortifero del greto asciutto.
Di questo evento epocale e traumatico che ha stravolto l’ambiente e la vita delle persone hanno scritto in tanti – ho molto apprezzato al riguardo la ristampa anastatica del luglio 2022 di «Tagliamento», numero unico del giornale pubblicato nei primi anni Settanta a cura del Comitato Gianfrancesco da Tolmezzo di Socchieve, che già parlava di ecologia e lanciava l’allarme per l’impatto dell’idroelettrico in contesti ambientali particolarmente fragili come quello montano.
Quello su cui vorrei soffermarmi qui, però, è un’altra questione che mi interroga e mi sfida ogni giorno.
Come è stato possibile che le persone si siano lasciate rubare il fiume? In nome di che cosa, con quali speranze, sulla base di quali promesse hanno accettato l’amputazione? Quale visione del futuro era così attraente da distogliere l’attenzione dai pericoli e dalle conseguenze nefaste che oggi ci appaiono così evidenti?
Non me lo chiedo per cercare dei responsabili, ma per capire, perché ho paura.
Temo che oggi stia succedendo la stessa cosa, e che oggi come allora non riusciamo a renderci conto di quello che stiamo vivendo, di quello che rischiamo di perdere se non facciamo attenzione, se lasciamo che a parlare siano solo i fantomatici esperti, se deleghiamo ad altri la responsabilità di studiare, di approfondire e di prendere le decisioni.
Quali canzoni cantano oggi le sirene? Con quali parole ci stanno ammaliando? Quali sono i tesori che dobbiamo difendere?
Ci aspettano sfide difficili, ma non impossibili se sapremo ricucire i legami e affrontarle insieme, con la forza di una rinnovata comunità.
Marimê è nata anche per questo!
⊻ Amministratore di Marimê e della Pro Loco Preone APS



