C’è voluto talento per invecchiare senza diventare adulti

✍︎ Marco Lupieri ⊻  

Una delle rare occasioni in cui ho avuto a che fare con gli adolescenti è stata la mia esperienza come presidente della Pro Loco Preone APS. Il mio primo atto in questo ruolo è stato quello di creare il Gruppo Giovani in seno all’associazione – ragazzi dell’età di quella che avrebbero i miei figli, se ne avessi –  al fine di coinvolgerli in prima persona nelle attività. Preone è una piccola comunità (poco più di 250 residenti, quindi pochissimi adolescenti) e mi sembrava la cosa più logica da fare per avviarli verso una partecipazione attiva nel volontariato e per garantire il ricambio generazionale nell’associazione.

Ed è così che mi reso conto della mia incapacità a gestire le relazioni con loro, sostanzialmente a capirli, e che mi sono vergognato delle mia (troppo facile) attitudine nel giudicare la presunta incapacità dei genitori (miei coetanei) nell’educarli correttamente e nel dare loro prospettive e visione futura.

Era davvero imbarazzante la mia inettitudine nel colloquiare con loro, e la mia tendenza ad affidarmi ai luoghi comuni…stanno sempre sul cellulare, non rispondono alle domande, non partecipano, non propongono…e in questo modo cedendo all’inevitabile errore della generalizzazione più assoluta. Ho iniziato quindi a sforzarmi a trovare un canale di comunicazione, anche se ammetto che al principio lo facevo più per evitare il mio imbarazzo piuttosto che per un genuino interesse ad ascoltarli.

Serviva approfondimento e studio del tema. Ho quindi scoperto tante cose e imparato molto sull’atteggiamento dei ragazzi di oggi che sebbene appaia orientato a radere al suolo qualsiasi convinzione su cui si poggia l’esistenza e il comportamento di noi adulti di oggi, in realtà nasconde un disagio devastante di cui loro non hanno nessuna colpa e le cui cause mi piacerà approfondire in un altro articolo.

Poi, grazie anche alla collaborazione di altri – molto intelligenti – adulti dell’associazione, sono riuscito a cambiare registro, e ho iniziato ad ascoltarli e insieme abbiamo trovato dei punti d’incontro. Ci siamo quindi resi conto che più che in progetti a loro dedicati, avevano interesse a partecipare attivamente a qualsiasi lavoro richiesto per supportare le attività della Pro Loco. Prima timidamente, poi con sempre maggior sicurezza, si sono integrati al gruppo degli adulti, mostrando in molti casi una piacevolmente sorprendente disponibilità. E quando stai insieme, facendo cose insieme, mettendoti sul loro stesso piano diventa più facile parlarsi: ed ecco che il canale di comunicazione si è aperto.

Tutto ciò è stato una bella lezione di vita, che spero mi possa aiutare a indirizzare meglio i miei sforzi (e quelli di Marimê) verso azioni a favore dei giovani che siano non solo concrete ma soprattutto condivise con loro, senza mai dimenticare l’importanza di impegnarsi al massimo per identificare il codice giusto per aprire un canale di comunicazione che ci permetta di ascoltarli sul serio. Trovo che la loro situazione sia sconcertante e che sia profondamente ingiusto che debbano vivere in una condizione che non permette loro di immaginare un avvenire di passioni e buone speranze. 

Più ci penso e meno accetto l’idea che questi ragazzi debbano con-vivere con una prospettiva interiorizzata di non-futuro. Va fatto qualcosa, e al più presto – noi di Marimê ci stiamo già lavorando su.

Mi piace infine pensare che in tutto ciò mi ha aiutato quel ragazzo che sono stato e che in parte ancora esiste in me, e che non è del tutto invecchiato nel diventare adulto, come Jaques Brel ha saputo tradurre in parole e musica nella sua ‘La Chanson Des Vieux Amants’, poi interpretata anche da Franco Battiato come solo lui poteva fare.

Spero di cuore che questo spazio web di Marimê diventi casa di tutti quei giovani che vorranno dire la loro e farsi ascoltare. 

⊻ Vice presidente Marimê