Facciamo il punto sul Tagliamento, ovvero l’arte della smobilitazione

✍︎ Nasaccio ⊻

Il titolo può sembrare una battuta, e potrebbe anche essere divertente se non fosse la constatazione di un fallimento.

Lo scenario: 4 gennaio 2025 (data improbabile per questo genere di attività), sala convegni (non riscaldata) del centro sociale di Enemonzo. Siamo qui riuniti, quasi tutti coi capelli bianchi, per partecipare al convegno «Facciamo il punto sul Tagliamento: Dagli alvei asciutti in montagna al grande sbarramento di Dignano». Vogliamo ascoltare/imparare/capire/informarci/discutere.

Per noi il problema è semplice. Abbiamo un fiume senza acqua. Siamo motivati!

Una donna seduta accanto a me mi chiede dove sono i giovani. Si sente un’energia positiva nella sua voce, una vera preoccupazione altruistica.

Gli interventi iniziano alle 15:30. Alle 18:00 getto la spugna e me ne vado – insieme a molti altri esasperati come me –, pestando i piedi al marito della donna. Chiedo scusa.

Che cosa mi rimane di questo pomeriggio? La certezza che il mondo non cambierà, perché i professionisti dell’opposizione perderebbero la loro ragion d’essere, il loro ridicolo potere.

Già sento la consueta domanda: «È facile criticare. Che cosa proponi?». Rispondo con la mia consueta osservazione, ossia che questa è la domanda più stupida del mondo, perché vedere un errore non implica necessariamente avere una soluzione.

Ma nel caso specifico, ho una lunga lista di proposte. Eccole qui.

  1. Presentatevi prima di parlare. Sono d’accordo, è un insulto all’ego ammettere che ci siano persone che non vi conoscono, ma per favore ditemi: chi siete, perché siete qui? E quando rispondete, ve ne prego, evitate l’argomento d’autorità (io sono lo o la specialista in questa materia). Piuttosto, dichiarate se avete qualche conflitto d’interesse.
  2. Spiegate lo scopo del vostro intervento. Vi ho ascoltato per più di due ore e mezza e non l’ho capito. Ho il dubbio che non fosse chiaro nemmeno a voi.
  3. Rispettate il vostro pubblico. So che è difficile, ma dovete farlo! Alcuni consigli per aiutarvi. Preparate la vostra presentazione: è imbarazzante vedervi cercare i file sul computer, imparate a usare PowerPoint se proprio non potete farne a meno. Non riciclate vecchie diapositive, credetemi, si nota. Imparate a gestire il vostro tempo di parola, lo scopo del vostro intervento non dovrebbe essere il vostro piacere di ascoltarvi (vedi punto precedente).
  4. Siate didattici. Le persone davanti a voi hanno sacrificato parte del loro tempo libero per venire ad ascoltarvi. Quindi spiegate i problemi. A questo proposito, non sarebbe stata superflua la presentazione del progetto ufficiale della traversa di Dignano. Prima di interrogarmi sulla sua necessità, vorrei sapere di che cosa si tratta.
  5. Riflettete prima di lanciarvi. Nemmeno una parola sui problemi del cambiamento climatico e dell’energia. È divertente sapere quanti metri cubi al secondo ricadono sulle turbine di Somplago. Forse sarebbe più utile dire quanta energia viene prodotta in questo modo. Siate gentili, evitate i kWh e fate un esempio concreto, che so, quante auto elettriche si possono ricaricare, quante illuminazioni di Natale si possono accendere… Denunciate che con la scomparsa delle acque del Tagliamento si sono persi posti di lavoro. Ma quanti ne sono stati creati con le centrali idroelettriche? Qual è la valutazione economica complessiva? Sarebbe interessante avere dati imparziali. Si potrebbe anche elevare ulteriormente il dibattito e chiedersi: è giusto sacrificare tutto per i soldi? La vita umana è necessariamente il parametro ultimo da tenere in considerazione? E tutto il resto?
  6. Azzardatevi a dar voce al pubblico. L’unica conclusione che si può trarre di fronte al greto asciutto del Tagliamento è che la vostra lotta finora è stata inefficace: abbiate il coraggio di ammetterlo e coinvolgete le persone nella ricerca delle soluzioni invece di allontanarle.
  7. Osate il contraddittorio. Date voce al vostro “nemico”. Il vostro senso civico non è altro che un paternalismo mal camuffato. Il continuare a raccontarsela tra amici ha ucciso la democrazia. Date alle persone l’opportunità di capire e di farsi la propria opinione.

Concludo con un’osservazione sui giovani. Non ce n’erano, e meno male, perché lo spettacolo della nostra decadenza non è affascinante.

P.S. È di due giorni fa il comunicato ufficiale del Circolo Legambiente della Carnia, entusiasta per il successo del convegno. Come volevasi dimostrare.

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